ASSISI SUONO SACRO

Rubrica a cura di Andrea Ceccomori

ovvero come la musica di oggi parla ed esprime la spiritualità.

 

Per la Rivista San Francesco Patrono d’Italia

Un contenitore dedicato al rapporto fra musica di oggi e spiritualità. Un’idea nata dal progetto culturale di Assisi Suono Sacro che intende indagare un linguaggio dell’anima e per l’anima, al di là delle destinazioni d’uso più proprie della musica religiosa e rituale. Nella linea dello spirito di Assisi e del suono della povertà di ispirazione francescana.

 

Cap. 8 “ l’improvvisazione e altri linguaggi del sacro in musica”

 

Abbiamo visto nel precedente capitolo come la musica contemporanea parli di sacro. Abbiamo fatto una sommaria dissertazione sui principali movimenti musicali attuali e le ultime tendenze che parlano un linguaggio sacro-spirituale. Oltre agli aspetti sacrali nell’ambito etno-musicologico in cui la dimensione sacro- rituale-magico è molto presente, vorrei spostare ora l’attenzione sul tema dell’improvvisazione musicale perché rappresenta, a mio avviso, un elemento fondante di Assisi Suono Sacro e del suo Suono Povero, poiché, essendo appunto povera di schemi precostituiti, l’improvvisazione apre alla ricchezza dei suoni!

 

Dunque l’improvvisazione è un principio compositivo antico ed è tra le prime e archetipiche forme della creazione musicale, che fa passare in maniera  diretta e immediata la musica dal mondo eterico dei suoni  al mondo materiale.

Per lungo tempo è stata delegata agli strumenti antichi come l’organo o il clavicembalo (nella pratica del basso continuo o delle fughe) o agli strumenti del Jazz.

Troviamo l’ improvvisazione in tutte le fioriture barocche, soprattutto italiane, dove lo strumento si caratterizza per la sua peculiarità virtuosistica italiana l’improvvisazione si limitava a congiungere o per scala o in arpeggiato, o a gradi congiunti due centri tonali o salti particolari come la quinta, la quarta ecc.

Anche  nella cadenza classica del concerto o della sonata l’improvvisazione poteva dare sfoggio alla tecnica virtuosistica e  soprattutto musicale dell’ esecutore che in poche battute e in tonalità di dominante, aveva il compito di riecheggiare la struttura melodico -armonica, e ritmico- formale in una sorta di riassunto di quanto esposto in precedenza per avviarsi alla conclusione finale del brano.

Nell’ottocento e nel 900 storico non si trovano particolari riguardi all’improvvisazione, mentre un  uso molto particolare comincia a verificarsi nella musica contemporanea da Darmstadt in poi .

In questa musica l’improvvisazione viene considerata come momento libero dell’esecutore che si muove attorno a determinate indicazioni di comportamento sonoro  fornite dal compositore, come ad esempio cellule reiterate, tempi di libertà espressiva ecc. abolendo ogni eventuale riferimento ad andature  per accordi o centri tonali (salvo dove indicato):si pensi per esempio alla “Serenata per un satellite” di Maderna o “Aus den sieben tagen” di Stockhausen o ancora a tutta la poetica di Cage e alla musica aleatoria.

Nell’improvvisazione della musica contemporanea si tiene ovviamente conto di tutti gli effetti sonori, pratiche e linguaggi tipici della contemporaneità, reinterpretando e rielaborandolo in maniera nuova.( ci sono state per esempio delle improvvisazioni che emulavano la maniera di scrivere di certi compositori!!).

Oltre a ciò, altri tipi di approccio musicale avvengono negli altri generi musicali o in altre pratiche di improvvisazione. Troviamo infatti che in tutta la musica popolare o etnica  normalmente la melodia  viene appresa ad orecchio e reinterpretata su strutture melodico armoniche in genere molto semplici. Nei linguaggi jazz l’improvvisazione si basa secondo il tipico svolgimento di improvvisazione sugli accordi, la quale tipologia  è anche stata  desunta, sebbene in maniera minore anche nelle pratiche rock e pop. Altri approcci ancora sono state tutte quelle forme libere di improvvisazione tanto care agli anni 70 dal free jazz alla contemporanea alla musica intuitiva di Stockhausen.

L’ispirazione è l’elemento chiave insieme alle tecniche di improvvisazione e  alla pratica psico attitudinale, di cui parleremo magari in altra sede, per la riuscita dell’improvvisazione.

L’improvvisazione è il momento musicale hic et nunc dove l’interprete traduce in suoni diversi elementi: l’ispirazione e quindi l’immedesimazione in un contesto extra musicale, la tecnica improvvisativa acquisita e la creatività o composizione estemporanea .Tutto ciò richiede un’ attenzione alla forma, alla struttura melodica, alla frase, dove ogni nota ben calibrata può essere al posto giusto nel momento giusto, Tutto lo sforzo creativo  impegna in un solo momento corpo emozione e intelletto dell’interprete.

Una buona pratica improvvisativa è sempre e comunque supportata da uno studio mirato e basato sulla riproduzione di scale, salti e arpeggi in tutte le tonalità per certe improvvisazioni, sulla pratica della melodia su accordi e l’ascolto di improvvisazioni altrui per il jazz, oppure sulla pratica di una breve composizione di senso compiuto, sulla creazione di una frase o una cellula particolarmente interessante ecc.

Ancora va distinta la pratica dell’improvvisazione solistica oppure quella collettiva dove le nature e i comportamenti differiscono e dove il singolo strumento  tende naturalmente a ricoprire quei ruoli che gli sono propri.

Di particolare importanza è invece l’atteggiamento  verso l’improvvisazione, di cui si parla raramente e che invece richiede particolare attenzione: nell’atto creativo estemporaneo vengono messe in luce le capacità di ascolto, di memoria e di progettualità dell’interprete che deve ricordarsi ciò che ha suonato, cosa dovrà ancora suonare, ascoltarsi, criticarsi ,sentirsi dentro la musica suonata, essere convinti del proprio suono, sapere cosa si vuole comunicare e quale emozione, quale pensiero, quale vibrazione suscitare. In questo modo si può attingere a tutto il materiale musicale esistente per esprimere ciò che si vuole. E’ chiaro che qui si parla di una musica totale dove l’improvvisazione  per sua natura  tende ad andare, quando non sia una mera funzione di supporto formale ad una composizione.

Spesso l’improvvisazione è fonte di ispirazione ad una nuova composizione per esempio una cellula, un frammento melodico, un ritmo possono diventare spunto per una composizione.

In questo senso credo che una sana pratica dell’improvvisazione sia quanto mai auspicabile per la formazione di  un musicista totale, per conoscere e riconoscere meglio il linguaggio musicale che si suona,. Soprattutto in questi ultimi tempi dove le barriere e i confini tra generi, stili e approcci tendono ad uniformarsi, l’improvvisazione può aprire ed estendere i confini linguistici musicali.

 

 

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